Il Massacro di Ramree Island: Truppe Giapponesi vs Coccodrilli. Tra leggenda e realtà.

Ramree è un’isola situata poco lontano dalle coste del Myanmar (ai tempi nota come Birmania) ed è dotata di un valore strategico militare tale da averla resa scenario di numerose battaglie durante il corso della Seconda Guerra Mondiale.

Ma il vero orrore che vide tale isola come protagonista avvenne solo dopo che i cannoni smisero di sparare.

La mappa di Ramree e in basso Cheduba.

Dal 19 Gennaio al 22 Febbraio 1945, la British Indian Army avviò un’azione militare il cui obiettivo era la riconquista dell’isola dall’occupazione dell’Esercito Imperiale Giapponese, che aveva assunto il controllo del territorio nel 1942.

Oggi porremo però l’attenzione ai fatti che seguirono il 26 Gennaio 1945, ovvero il giorno in cui ebbe luogo l’Operazione Sankey.

Durante tale attacco le truppe inglesi sbarcarono sull’isola di Cheduba, al momento fuori dal controllo giapponese, per poi spostarsi per iniziare l’azione di conquista di Ramree, poco più a nord.

Quando le truppe inglesi sbarcarono a Ramree trovarono una guarnigione di soldati giapponesi, il 121° Reggimento di fanteria della 54a divisione dell’Esercito Imperiale, con i quali immediatamente ingaggiarono battaglia.

Al termine del conflitto, le truppe inglesi furono in grado di isolare un gruppo di 900 soldati, ormai sopraffatti e in inferiorità numerica, ai quali intimarono di arrendersi.

Una truppa di soldati dell’Esercito Imperiale Giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale.

Forse spinti dall’avversione verso l’idea di venir catturati dalle truppe britanniche, di tutta risposta i 900 soldati giapponesi decisero di intraprendere un lungo percorso che prevedeva l’attraversamento dell’entroterra dell’isola con l’obiettivo di ricongiungersi al resto delle forze dell’Esercito Imperiale, stazionate a circa 16 km dalla loro ubicazione.

Ciò che forse il colonnello a capo della guarnigione, Kanichi Nagazawa, sottovalutava era che l’entroterra dell’isola è un ambiente ricco di paludi di mangrovie, brulicanti di insetti e serpenti velenosi; un territorio entro il quale perfino gli abitanti nativi di Ramree evitavano di avventurarvisi.

In una palude di mangrovie il pericolo può celarsi ovunque….

Provate a immedesimarvi in questi soldati: vi state allontanando dalla vostra postazione in seguito a una sanguinosa battaglia. Voi e buona parte dei vostri compagni siete feriti e l’idea che i nemici possano raggiungervi da un momento all’altro per finirvi vi fa gelare il sangue nelle vene.

Nonostante il pensiero di ricongiungervi con il resto delle forze del vostro esercito sia confortante, ben presto vi rendete conto che la traversata si dimostra essere molto più difficoltosa del previsto: un’umidità che toglie il fiato, zanzare che continuano a infastidirvi e a mordere, il peso del vostro equipaggiamento o delle portantine per trasportare i vostri compagni feriti, un terreno accidentato e fangoso che si alterna a traversate di limacciose acque palustri che vi raggiungono la vita e, infine, continui rumori che vi circondano e che fanno presagire animali feroci in agguato tra la folta vegetazione o, peggio, truppe nemiche.

Questi sicuramente erano i pensieri dei 900 soldati che partirono e che dei quali solo 20 raggiunsero i loro compagni.

Molte furono le speculazioni su ciò che accadde in quelle paludi, ma sembra che ciò che decimò i soldati giapponesi non furono solo la disidratazione, le ferite riportate in battaglia, le infezioni, la fame e gli insetti velenosi, ma anche un predatore della cui esistenza erano completamente all’oscuro: il Coccodrillo Marino.

Giusto per darvi un’idea delle proporzioni… (Pic by Paleonerd01)

Con una lunghezza massima di circa 6 metri e un peso che può raggiungere anche i 1000 kg, il Coccodrillo Marino o Coccodrillo di mare (Crocodylus porosu) detiene il primato di più grande rettile vivente esistente al mondo e l’animale dal morso più potente sul pianeta.

Questo coccodrillo è ciò che potremmo definire come un apex predator (o predatore dominante): infatti nella catena alimentare, questo animale non conosce rivali o predatori, ma solo prede.

Estremamente territoriale, il Coccodrillo Marino, come tutti i coccodrilli, è un predatore opportunista, ovvero per cacciare non insegue la preda, ma attende pazientemente che l’opportunità si presenti e l’ignara vittima si avvicini, per poi sferrare l’attacco e finirla trascinandola in acqua.

Con una stazza del genere è facile immaginare che la dieta di un predatore simile non si limiti a pesci e a qualche scimmia tanto sbadata da cadere in acqua, qui parliamo di buoi, tigri e addirittura squali!

Ovviamente data la tipologia di caccia a cui ricorre, la dieta del Coccodrillo Marino cambia molto spesso ed è facile immaginare che se un essere umano (o in questo caso un soldato giapponese) si avvicinasse a un coccodrillo in agguato, questo non si lascerebbe di certo sfuggire un piatto così invitante (e comodo).

Le informazioni riguardanti ciò che accadde in quei giorni tra quelle paludi di mangrovie sono poche e frammentarie, ma ciò che è certo è che il gruppo dei 900 soldati venne attaccato dai coccodrilli in più occasioni, attirati dal rumore e dall’odore sangue dei feriti.

Le testimonianze che ci sono pervenute facenti riferimento a questo episodio provengono dal naturalista Bruce Stanley Wright, che descrive l’attacco dei coccodrilli nel suo libro del 1962 Wildlife Sketches Near and Far.

“Quella notte [del 19 febbraio 1945] fu la più terribile che ogni membro degli equipaggi delle M.L. [lance a motore] avesse mai vissuto. I colpi di fucile sparpagliati nel buio pesto della palude squarciato dalle urla di uomini feriti schiacciati tra le fauci di enormi rettili, e il confuso e preoccupante rumore dei coccodrilli che si rotolavano producevano una cacofonia infernale che raramente è stata riprodotta sulla Terra. All’alba arrivarono gli avvoltoi per ripulire ciò che i coccodrilli avevano lasciato… Dei circa 1000 soldati giapponesi che entrarono nelle paludi di Ramree, solo una ventina fu ritrovata viva.

Ora, sicuramente questo suggestivo racconto ha alimentato la leggenda del Massacro di Ramree, ma ha anche spinto molti ricercatori a sondarne l’effettiva veridicità.

Innanzitutto, il testo di Wright è pressoché l’unica testimonianza in cui viene citato un attacco su larga scala da parte dei coccodrilli; considerando l’ambiente delle paludi di mangrovie di Ramree, così ricce di vita e di flora, è difficile che effettivamente fossero stati coinvolti migliaia di esemplari di coccodrillo marino, come descritto da Wright.

Come potete vedere, il guadare un fiume con tutto l’equipaggiamento addosso non è un’impresa facile, figurarsi se si è pure feriti e deperiti!

In secondo luogo, Wright nel suo testo racconta sì dell’attacco dei coccodrilli, ma non lo descrive come causa principale della morte dei 880 soldati; studi condotti nei primi anni 2000, infatti, hanno confutato questa teoria, affermando che la maggior parte dei soldati sia perita in seguito alle ferite, alle malattie, alla fame e alla disidratazione.

Certamente cause meno romantiche rispetto a dei raid perpetrati da feroci coccodrilli famelici nel cuore della notte.

Pic by Vish K (Unsplash)

C’è da dire che questi attacchi comunque avvennero, causando però la morte di “appena” una quindicina di soldati e che l’episodio sia stato ingigantito e mutato dalla fantasia di qualche cronista dei decenni successivi.


[extra: Indipendentemente da ciò che effettivamente accadde, il Massacro di Ramree detiene ad oggi Guinness World Record per il “Peggior disastro al mondo avvenuto a causa di coccodrilli” e come “Maggior numero di vittime in un attacco di coccodrilli“, un macabro primato.]

[extra: il Coccodrillo Marino non ha cambiato la propria costituzione fisica da migliaia di anni, rendendolo di fatto un dinosauro vivente (non che questo ci stupisca, viste le informazioni di cui ho parlato nell’articolo). Addirittura, è stato calcolato che il suo morso, che detiene il primato per potenza tra tutti gli animali viventi sul pianeta, si avvicinerebbe di molto a quello di un T. Rex!]


Bibliografia:

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