Dare droghe ai polpi permette scoperte interessanti.

Avete letto bene, alcuni ricercatori della John Hopkins School of Medicine nel 2018 hanno somministrato del MDMA (3,4-metilenediossimetanfetamina altrimenti nota come Ecstasy) a degli esemplari di polpo.

Ma andiamo con ordine: la MDMA è una nota sostanza d’abuso la cui caratteristica è quella di agire sui meccanismi di trasporto delle monoamine (neurotrasmettiori quali la dopamina, la noradrenalina e la serotonina), inibendo la loro funzione di ricaptazione e quindi aumentando la concentrazione di queste sostanze a livello encefalico. In particolare, il blocco del trasportatore SERT, che agisce per la serotonina, è quello che genera gli effetti psichedelici della droga, ma anche l’aumento di empatia e socialità (effetti prosociali).

Su questa premessa i ricercatori, il Dott. Eric Edsinger e la Dott.ssa Gül Dölen, hanno voluto testare se gli stessi effetti si sarebbero presentati se somministrati a dei polpi appartenenti alla specie Octopus bimaculoides.

La Dott.ssa Gül Dölen con un esemplare di polpo.

Tale razza di polpi è stata scelta per due motivi: il primo, più scientifico, è il fatto che l’intero genoma di questi polpi è stato sequenziato, permettendo quindi di andare a ricercare se il gene per i bersagli della MDMA fosse presente o meno; il secondo è che questi polpi sono particolarmente asociali per natura.

Ebbene, lo studio prevedeva il mettere il polpo in un ambiente dove fossero presenti un oggetto d’interesse (o distrattore) e un altro esemplare di polpo, osservare il comportamento e ripetere la prova ma dopo aver immerso il polpo in acqua dove fosse stata disciolta una piccola quantità di MDMA.

Setting dell’esperimento: a sinistra l’oggetto distrattore e a destra l’altro esemplare di polpo.

Nel primo caso, il polpo, come da sua natura, stava abbastanza per conto proprio, mostrando maggiore interesse per il distrattore piuttosto che per l’altro esemplare.

Con la somministrazione del MDMA però le cose cambiavano, il polpo mostrava notevole interesse per l’altro esemplare, esplorando l’area intorno a lui e in generale mostrandosi molto più amichevole nei suoi confronti.

In natura questi polpi presentano un tale atteggiamento socievole esclusivamente nel periodo del corteggiamento, suggerendo quindi che la funzione prosociale della serotonina sia normalmente inibita.

Il poster riassuntivo dello studio.

I risultati di questo esperimento sono meno scontati di quanto si possa pensare: il fatto che la MDMA abbia generato gli stessi effetti (o comunque molto simili) sia negli esseri umani e che nei polpi, animali appartenenti a phylum diversi (quindi molto lontani evoluzionisticamente tra loro), suggerisce come il ruolo sociale del sistema serotoninergico sia di fatto uno dei meccanismi di neurali più antichi e conservati dell’intera evoluzione delle specie e che i polpi siano degli animali molto meno alieni di quanto si possa pensare, per quanto strani possano essere.

Questo studio è tutt’ora in corso, visto che per l’esperimento descritto sono stati studiati solo 7 esemplari di polpo (numero esiguo per ovvie difficoltà da parte del comitato etico). La dott.ssa Gül Dölen ha sottolineato che, assieme ai colleghi, stanno “sequenziando il genoma di due altre specie di polpo. L’interesse, in questo caso, deriva dal fatto che le due specie sono molto simili, ma una è socievole mentre l’altra non lo è per niente”.


Attendiamo con interesse gli sviluppi di questo curioso studio…

[link dell’articolo https://www.cell.com/current-biology/pdfExtended/S0960-9822(18)30991-6]


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